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Storia della Citta' di Potenza
Strabone e Plinio annoverano Potenza tra le più antiche città libere e indipendenti della Lucania che rimase tale fino a quando Roma, con ingenti campagne militari, riuscì a piegare ma mai a sottomettere del tutto le genti della Lucania. Nei secoli successivi, nelle guerre tra Romani e Sanniti prima e tra Romani e Bruzi dopo, i lucani si schierarono sempre con i nemici di Roma. Assoggettati dalla forza delle armi, i lucani vissero senza particolari scosse fino all’epoca della battaglia di Canne, allorquando decisero di schierarsi con le truppe del grande generale Annibale. Dopo la battaglia del Metauro, nel corso della quale fu vinto e ucciso il fratello Asdrubale, Annibale ormai sconfitto si ritirò in Africa lasciando Potenza alla vendetta di Roma che si abbatté spietata sulla città, che da municipium, fu ridotta al rango di semplice praefectura. Ma l’accortezza e la sapienza di Roma non sottovalutarono la posizione geografica e strategica della città, che fu collegata, con l’apertura di nuove strade militari, a molti centri limitrofi: per Oppidum con Venusia e per Anxia a Grumentum. Qualche secolo dopo, la città di Potenza conobbe finalmente il suo momento più florido nell’Età Augustea di cui conserva tuttora preziose tracce monumentali (ponte romano, villa di Malvaccaro). Alla decadenza dell’Impero romano seguì anche per la Lucania un periodo rovinoso, quello delle invasioni barbariche, seguito dalla dominazione dei Bizantini e dei Normanni. Il periodo normanno fu ricco per Potenza di importanti avvenimenti: nel 1137, al tempo di Roberto il Guiscardo, vennero accolti in città Papa Innocenzo II e l’imperatore Lotario; più tardi tra il 1148 e il 1149, Re Ruggiero vi ricevette Ludovico Re di Francia, mentre ritornava da una sfortunata spedizione in Terra Santa. Già in tale epoca Potenza rivestì particolare importanza come città vescovile: si vuole che il suo primo vescovo fosse Amando; altro vescovo fu Gerardo da Piacenza, vescovo nel 1111 e morto nel 1119, santificato ed eletto a patrono della città. Nel 1268 il giovane re Corradino di Svevia, appartenente all’omonima casata, fu decapitato in piazza del Carmine a Napoli. La vendetta di Carlo I d’Angiò verso le città che avevano parteggiato per lui, come Potenza, fu dura e feroce; ai due luogotenenti Conte di Belcastro e Ruggiero Sanseverino, conte di Marsico, fu affidato il compito di radere al suolo la città che fu ulteriormente oltraggiata dalla demolizione della cinta muraria. Qualche anno dopo, il violento terremoto del 18 dicembre 1273 contribuì ad aggravare la già precaria situazione economica seguita alla reazione angioina. Nel 1304 Potenza fu concessa in feudo a Roberto d’Angiò. Verso il 1390 Re Ladislao, contestando il regno al cugino Ludovico d’Angiò, pose sotto assedio la città e ad essa però usò clemenza il 10 aprile 1399 con decreto reale scritto “in campo Felia prope Potentiam”, sollevandola dalla dipendenza feudale per qualche tempo. Nel 1400 Martino V, poi papa, mosse da Potenza a Roma per partecipare al conclave che lo elesse pontefice. Nel 1414 nuove sommosse popolari scoppiarono a Potenza quando la Regina Giovanna successa al fratello Ladislao sul trono degli Angiò. Sopraggiunti gli Aragonesi, il Re Alfonzo concesse la città al suo fidato vassallo don Indico de Guevara, cuì seguì don Antonio, don Giovanni, don Alfonzo de Guevara, sesto conte di Potenza. Fu quest’ultimo a donarla, quale dote nuziale alla famiglia Loffredo (Enrico Loffredo sposò Beatrice de Guevara, unica erede della famiglia). La famiglia Loffredo governò la città per diversi secoli fino a quando si estinse nel 1825. Nelle lotte di predominio che seguirono tra Francesi e Spagnoli per la divisione del Regno nella seconda metà del ‘600, Consalvo de Cordova e Luigi d’Armagnac, duca di Nemours, fatto un armistizio, convennero a Potenza per negoziare l’accordo, che però non fu raggiunto tanto che in breve tempo le ostilità ripresero e, cacciati i Francesi da tutto il Reame, questo divenne provincia spagnola. Tutto il Mezzogiorno d’Italia, oramai Vicereame Spagnolo subì una degradazione morale che sfociò nella rivolta di Masaniello nel 1647. Anche Potenza, agitata da fazioni contrastanti, fu teatro di moti popolari antispagnoli che vennero facilmente repressi, soprattutto nelle campagne. Nel 1694 un nuovo violento terremoto distrusse la città quasi per intero e ben poco fu fatto dai dominatori spagnoli per la ricostruzione della città. Nel Settecento ci fu l’avvento dei Borboni, prima dinastia italiana, ma le riforme di Carlo III di Borbone non riuscirono a migliorare la condizione di estrema povertà in cui versava il popolo lucano come affermava lo storico Riviello nella sua “Cronaca Potentina”. Nel 1799 lo spirito combattivo da troppo tempo sopito nel cuore del popolo di Potenza riesplose in tutta la sua potenza portando la città per prima nell’intero mezzogiorno all’insurrezione. Il movimento repubblicano, che a Potenza faceva capo al Vescovo Giovanni Andrea Serrao, fu rapidamente represso dal partito borbonico, soffocando nel sangue ogni anelito di libertà. Lo stesso Vescovo Serrao fu ucciso… (come narra il Riviello) “nel suo letto mentre pregava e benediceva”. Fuggiti i Borboni, ritornarono i Francesi, con Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone, e poi nel 1808 con Gioacchino Murat. Nel frattempo nel 1806 Potenza fu eletta a capoluogo della Basilicata per editto napoleonico. La fine del periodo francese, estremamente repressivo nella sua prima fase, lasciò la città di Potenza migliorata solo in parte, nonostante la ricomparsa del brigantaggio, che già aveva provocato orrore e sangue dopo la reazione del 1799. Il 17 giugno 1815, il vecchio Re Ferdinando rientrò perla terza volta a Napoli assumendo, secondo quanto sancito dal Congresso di Vienna, il titolo unico di Ferdinando I, Re del Regno delle Due Sicilie. Subito dopo, un moto rivoluzionario, tra l’1 e il 2 luglio 1820 indusse il re a concedere la Costituzione. Ancora una volta Potenza si infiammò di nuovi propositi di libertà,ancora una volta repressi nel sangue: Domenico Corrado ed altri di Potenza furono giustiziati dalle truppe borboniche. A Ferdinando I succedette Francesco I e poi Ferdinando II, nel 1830 appena ventenne. Nell’autunno del 1846 Re Ferdinando II si recò in visita a Potenza, sollecitato dal regio intendente Duca della Verdura, che gli illustrò le opere più recenti eseguite nella città. A questo periodo seguì, contrariamente ad ogni aspettativa, una seconda fase repressiva e intransigente, che sfociò nella rivolta del 1848. Il protagonista assoluto di tale patriottica ribellione fu, a Potenza, l’intellettuale Emilio Maffei che riunì in città i delegati delle Provincie confinanti, i quali sottoscrissero un memorandum a sostegno e difesa della libertà. La repressione, come si può ben capire, fu dura ancora una volta in tutto il Regno e, in particolare, a Potenza. Seguirono anni di cospirazioni, che mai videro attuate le tanto auspicate riforme sociali. Il 16 agosto 1860 la città, ancora una volta per prima nel Mezzogiorno d’Italia, si sollevò e diede vita a due giorni di durissimi scontri con le truppe borboniche che furono definitivamente scacciate il 18 agosto 1860, giorno in cui Garibaldi sbarcò in Calabria. Pochi giorni dopo l'intero Mezzogiorno e la Sicilia vennero annesse al Regno d’Italia sotto lo scettro di Vittorio Emanuele II di Savoia. Gli anni successivi dopo l’unità d’Italia appartengono ormai ad una diversa realtà, quella che vede la città di Potenza come parte integrante di una Nazione e di uno Stato in via di trasformazione e di crescita culturale. La città di Potenza è la XIIa tra le 27 città decorate con Medaglia d'Oro come "Benemerite del Risorgimento nazionale" per le azioni altamente patriottiche compiute nel periodo Risorgimentale. Tale medaglia fu conferita l'11/12/1898 come ricompensa per essere stata la prima città meridionale a ribellarsi contro i Borbone. Il Comune è stato anche insignito della Medaglia d'oro al merito civile nell'ambito dei tragici avvenimenti susseguiti al sisma del 23 novembre 1980. Queste le onorificenze ricevute:
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