Fine delle comete


In questa pagina ci proponiamo l’obbiettivo di analizzare i possibili modi in cui una cometa può terminare il suo ciclo vitale. Le strade possibili sono sostanzialmente due:


• I numerosi passaggi al perielio che una cometa compie durante il suo ciclo vitale conducono il nucleo verso un lento e inesorabile processo di erosione che consuma pian piano tutte le riserve di ghiaccio della cometa trasformandola inevitabilmente in una carcassa rocciosa inerte non tanto dissimile da un asteroide.
• Una fine sicuramente più repentina della precedente può scaturire dall’incontro ravvicinato con un pianeta o un altro corpo errante che può portare ad una collisione o ad una frammentazione del corpo cometario.



Morte per disgregazione


Come ben sappiamo, ad ogni transito al perielio, il nucleo di una cometa perde gran parte del materiale di cui è formata in maniera tanto maggiore quanto minore è la distanza dal Sole; una cometa quindi è destinata a dissolversi nello spazio e si stima che la sua vita possa durare da 1000 a 100 mila periodi. Ciò che rimane di tali oggetti può essere un corpo scuro e inerte, costituito da materiali non volatili, che continuerà ad orbitare lungo il percorso seguito dalla cometa originaria riempiendo l'orbita stessa di polvere e piccoli frammenti rocciosi. Quando la Terra, durante il suo moto orbitale, attraversa periodicamente tali regioni di spazio si verifica lo spettacolare fenomeno degli sciami meteorici.

Una prima parziale intuizione di questo meccanismo si deve all’astronomo italiano Giovanni Virginio Schiaparelli. Costui osservo nel 1877 e nel 1885 due “pioggie” di stelle cadenti che ricondusse ai materiali liberati dalla cometa Biela. Le due piogge si verificarono, in accordo con i suoi calcoli, nell’esatto momento in cui la Terra attraversava i punti di intersezione con l’orbita della cometa stessa. Schiapparelli ipotizzo, di conseguenza, che queste piogge erano prodotte dalle ingenti quantità di detriti che costituivano originariamente il nucleo della cometa Biela.



Morte per collisione


Quando una cometa ha un "incontro ravvicinato" con un pianeta di solito subisce profonde alterazioni dei parametri orbitali; inoltre se si avvicina troppo può essere disgregata in vari frammenti o addirittura può collidere con il pianeta stesso.


Cometa Shoemaker-Levy 9 spezzata in numerosi frammenti

(nell’immagine qui sopra possiamo notare la cometa Shoemaker-Levy 9 spezzata in numerosi frammenti dalle enormi forze gravitazionali di Giove. Poco tempo dopo la cometa la cometa si schiantera sulla superficie del gigante gassoso)


Il caso più famoso che in un certo senso è stato anche recepito dall’opinione pubblica per il grande clamore suscitato è sicuramente quello della cometa Shoemaker-Levy 9, che nel Luglio 1992, dopo essere stata catturata dall'attrazione gravitazionale di Giove, si è spezzata in più frammenti che, due anni dopo, si sono schiantati sul pianeta. L’evento fu spettacolare, le “bruciature” provocate dai numerosi frammenti della cometa furono visibili per mesi sulla superficie dell’emisfero meridionale del pianeta. L’impatto liberò un’energia enorme di svariate decine di milioni di megaton. Ovviamente numerosi altri casi di collisione sono stati documentati anche sugli altri pianeti, in qualche caso anche sui pianeti interni.

Oltre alla collisione, un altro effetto comunque drammatico prodotto dai pianeti sulle comete consiste nella frammentazione del nucleo. Dalla frammentazione si generano sempre piccole nuove comete indipendenti. Alcuni dei casi più famosi in cui è stato osservato questo fenomeno sono:


• Nel 1845 la cometa Biela è stata la prima a mostrare una frammentazione. Essa fu scoperta nel 1826, originariamente possedeva un periodo 6.7 anni. Durante il transito al perielio del 1845 si è frammentata in 2 comete, osservate per l'ultima volta nel 1852.
• Nel 1965 la cometa Ikeya-Seki durante il transito attraverso la corona solare, a circa 450.000 km dalla superficie, si è spezzata in 2 frammenti.
• Nel 1975 la cometa West si è spezzata in 4 nuove comete.
• Nel 1995 la cometa Schwassmann-Wachmann 3 si è spezzata in 4 parti, di cui una rilevabile solo nell'IR. In quest'ultimo caso presumibilmente la causa della frammentazione è legata agli stress termici dovuti al passaggio della cometa a sole 0.95 U.A. dal Sole.


Frammenti della cometa Schwassmann-Wachmann 3

(nell’immagine qui sopra possiamo notare la frammentazione in numerosi frammenti risalente al 2006 della cometa Schwassmann-Wachmann 3. La prima scissione era avvenuta già nel 1995)


Abbiamo già ampiamente discusso del fenomeno della frammentazione delle comete, le piccole nuove comete generatesi viaggiano nello spazio all’unisono, senza disperdersi eccessivamente, in quanto derivano da un corpo che originariamente aveva un valore ben determinato di velocità e inclinazione orbitale. Questa caratteristica costituisce un supporto non indifferente di cui dispongono gli astronomi per ricostruire e ipotizzare gli scenari originari. Molte comete frammentatesi durante la collisione con altri corpi sono solite dar vita a una struttura unica nel sul genere formata da tanti piccoli crateri sequenziali. Il ritrovamento di strutture simili è riconducibile con un ottimo grado di approssimazione a una frammentazione cometaria. Per farci un idea più precisa di queste strutture possiamo osservare l’immagine qui in basso che ritrae una lunga fila di crateri allineati sulla luna gioviana Ganimede.


Fila di crateri generati dall'impatto di una cometa su Ganimede


Queste formazioni assai curiose vengono riscontrate su diversi corpi del sistema solare: la sonda Voyager ha scoperto lunghe catena di crateri su Callisto e Ganimede, sulla Luna ne sono state riscontrate numerose, anche se più piccole di quelle delle lune gioviane e infine anche sulla Terra esiste una struttura del genere nello stato africano del Ciad.



Valid XHTML 1.0 Transitional Valid CSS 2.1