Sin’ora abbiamo analizzato praticamente tutti gli aspetti riguardanti i corpi
cometari ma ne abbiamo tralasciato uno di fondamentale importanza: dove nascono
le comete?. Più che dove nascono le comete il nocciolo della questione risiede
nel “da dove vengono le comete”. Una prima grossolana ipotesi della provenienza
dei corpi cometari, formulata nei primi anni ’30, proponeva, come luogo di residenza,
una grande nube posta oltre il margine esterno del Sistema Solare.
Il primo ad ipotizzare l'esistenza di questa nube fu l'astronomo estone
Ernst Julius Öpik nel 1932; ipotesi che venne successivamente
ripresa, nel 1950, dall'astronomo olandese Jan Hendrik Oort,
secondo cui la nube conterrebbe centinaia di miliardi di nuclei cometari con
orbite stabili, fortemente ellittiche e periodi dell'ordine di milioni di anni.
Secondo la teoria di Oort queste comete si sarebbero formate nella fascia principale
degli asteroidi (compresa tra le orbite di Marte e Giove), solo successivamente
sarebbero migrate nella nube a causa della repulsione gravitazionale esercitata
da Giove. Tuttavia questo scenario apparve improbabile già in passato, nel 1970
G. W. Cameron propose che i nuclei cometari si erano formati
direttamente nella nube. Ed è questa la teoria accettata tutt’oggi.

(nell’immagine qui sopra possiamo notare la rappresentazione semplificata della struttura della nube di Öpik-Oort. La nube contiene al suo interno al fascia di Edgeworth-Kuiper che a sua volta contiene il Sistema Solare. La fascia più chiara che si nota all'interno costituisce la "nube interna" di forma schiacciata, l'involucro che contiene il tutto è invece costituito dalla "nube esterna")
Attualmente si crede nell’esistenza di questa nube. E’ stata denominata
nube di Öpik-Oort in onore dei due scienziati teorizzatori.
Si stima che contenga centinaia di miliardi di corpi, essa dovrebbe essere il
“residuo fossile” della nube originaria di polvere e gas che, circa 5 miliardi
di anni fa, collassando diede vita alla nostra stella e ai pianeti che la circondano.
Per citare un semplice esempio potremmo considerarla come frutto dei “materiali
di risulta” avanzati dalla “costruzione” del nostro Sistema Solare. Esattamente
come, dopo la costruzione di un edificio, avanzano modeste quantità di cemento,
ghiaia e qualche mattone.
La nube di Öpik-Oort è assimilabile con buona approssimazione ad un guscio sferico
molto grande. Esso contiene al suo interno il Sistema Solare e la fascia di
Edgeworth-Kuiper. Le sue dimensioni sono enormi: sono infatti comprese tra un
minimo di 20.000 U.A. e un massimo che dovrebbe oscillare tra 80.000 e 100.000
U.A.. In poche parole essa si estende fino a 1,5 o 2 anni luce dal Sole, quasi
la metà della distanza tra il Sole e la stella più vicina conosciuta:
Proxima Centauri. Inoltre il bordo interno del guscio lambisce
il margine esterno della fascia di Edgeworth-Kuiper, ciò fa si che tra le due
non ci sia un netto confine di separazione.
La nube è debolmente legata al Sistema Solare tramite interazioni gravitazionali.
Anche se a tutt’oggi non esistono certe evidenze scientifiche, la sua esistenza
è fortemente indiziata dal fatto che le comete continuano a comparire di continuo
pur venendo distrutte dopo alcuni passaggi vicino al Sole. Da ciò scaturisce
la necessità dell’esistenza di una “sorgente” di comete.
La nube di Öpik-Oort non è mai stata osservata direttamente in quanto, a distanze
così elevate, la luce del Sole non riesce a produrre una riflessione, sulla
superficie dei corpi, tale da renderli visibili. Tutto ciò anche in considerazione
del bassissimo valore di albedo posseduto da suddetti corpi.
La nube è stata suddivisa in due regioni distinte:
• la nube interna, di forma più schiacciata,
si estende tra 3.000 e 20.000 U.A., si stima che essa contenga il 50%-60% circa
della popolazione originaria.
• la nube esterna, di forma circa sferica, si estende a partire
da 20.000 U.A., si stima che essa contenga il 40% circa della popolazione originaria.
Attualmente si crede che la nube esterna di Öpik-Oort segni il confine del Sistema Solare.
Secondo alcuni studiosi la variazione della frequenza media statistica delle
comete che transitano al perielio è direttamente collegata alle perturbazioni
che ciclicamente si manifestano nella nube di Öpik-Oort.
Gli oggetti che si trovano nella nube esterna, anche a causa dell’esiguo valore
di energia orbitale di legame posseduta, possono facilmente essere perturbati
nel loro moto a causa di collisioni e/o interazioni con gli altri corpi oppure
con altre stelle di passaggio.
Prima di proseguire dobbiamo aprire una brevissima parentesi sulle stelle. Le
stelle nelle galassie non sono ferme ma si muovono lungo cammini propri soggetti
alle forze presenti nella galassia e alle interazioni con altre stelle.
Citiamo, ad esempio, la stella di Barnard che possiede il moto
proprio più grande del cielo: percorre infatti 1° di cielo ogni 50 anni circa
(o anche 10,3 secondi d’arco all’anno). Dagli ultimi calcoli risulta che, grazie
al suo moto, la stella di Barnard raggiungerà la minima distanza dal Sole, stimata
in 3,8 anni luce, nell’anno 11.700.
Può capitare quindi che alcune stelle, durante i propri rispettivi moti, si
avvicinano a distanze tali da influenzarsi a vicenda. Queste influenze si traducono
in perturbazioni nelle rispettive nubi di Öpik-Oort. Infatti anche le altre
stelle possiedono una propria nube di Öpik-Oort poiché vengono generate dallo
stesso meccanismo che ha costituito il Sole. In alcuni casi, durante la fase
di avvicinamento, le rispettive nubi si possono anche intersecare o sovrapporre
marginalmente.
Di conseguenza i principali fattori responsabili delle perturbazioni del moto
degli oggetti presenti nella nube sono:
• la forza mareale della Via Lattea;
• il passaggio di un'altra stella in prossimità del Sole.
Secondo l’astrofisico Paul R. Weissman, statisticamente ogni 36 milioni di anni una stella dovrebbe passare a meno di 10.000 U.A. dal Sole e a meno di 3.000 U.A. ogni 400 milioni di anni. Se questa ipotesi fosse vera esisterebbero già due cicli distinti capaci di alterare gli equilibri della nube. E’ stato inoltre calcolato che tra circa 1.4 milioni di anni la nana rossa Gliese 710 attraverserà la parte esterna nube di Öpik-Oort a circa 70.000 U.A. dal Sole determinando un incremento della frequenza delle comete probabilmente solo del 50%.
Una teoria finalizzata alla ricerca e alla spiegazione della possibile causa
delle perturbazioni nella nube che circonda il Sistema Solare è stata proposta
nel 1984 dall'astrofisico Richard Muller. Secondo questa teoria
il Sole possiede una piccola stella compagna chiamata Nemesis,
dal nome della dea greca della vendetta e del castigo. Questa stella dovrebbe
essere in realtà una nana bruna, legata al Sole in un sistema binario ad una
distanza maggiore di 100.000 U.A.. Essa impiegherebbe circa 26 milioni di anni
per completare un’orbita attorno al Sole.
Durante ogni ciclo orbitale, quindi circa ogni 26 milioni di anni, Nemesis attraverserebbe
la nube di Öpik-Oort alterando gli equilibri delle zone attraversate. Questa
alterazione spingerebbe migliaia di comete verso l'interno del Sistema Solare
aumentando enormemente il rischio di potenziali collisioni con la Terra. Questi
incrementi delle frequenze medie delle comete dovrebbero durare da 100.000 anni
fino a oltre 2 milioni, inframmezzati comunque da lunghi intervalli di quiete.
Il ciclo orbitale di 26 milioni di anni attribuito alla ipotetica stella Nemesis
non deriva da considerazioni astratte ma è strettamente legato al ciclo individuato
da Raup e Sepkoski con cui dovrebbero avvenire
le estinzioni di massa sul nostro pianeta. Questo ciclo dura circa 26 milioni
di anni. Si crede inoltre che la meteora che ha causato l’estinzione dei dinosauri
sia il “frutto” delle perturbazioni provocate da un passaggio di Nemesis nella
nube di Öpik-Oort.
Attualmente la teoria sull’esistenza di Nemesis è stata quasi totalmente abbandonata
dalla comunità scientifica internazionale poiché presenta cospicue incongruenze,
in particolare sulla possibile esistenza di un corpo substellare come una nana
bruna. Tuttavia alcuni dei sostenitori della teoria hanno calcolato anche una
possibile orbita di Nemesis. Dai calcoli effettuati sembra che il prossimo passaggio
ravvicinato nella nube di Öpik-Oort dovrebbe avvenire tra circa 15 milioni di
anni.