Quella che comunemente viene chiamata orbita corrisponde sostanzialmente al cammino che i corpi presenti nell’universo seguono durante il proprio moto. I pianeti si muovono sulla propria orbita così come gli asteroidi e ovviamente le comete. Addirittura anche le stelle possiedono proprie orbite: il nostro Sole per esempio segue, come tutte le altre stelle della galassia, la rotazione del braccio a spirale di cui fa parte che lo porta a compiere una rotazione intorno al centro della galassia (nel nostro caso la Via Lattea) in circa 250 milioni di anni. Ritornando alle orbite queste ultime possono essere di 3 tipi distinti, a seconda del valore dell’eccentricità posseduta. L’eccentricità è comunemente indicata in letteratura con la lettera minuscola e:

• Orbite ellittiche con eccentricità
0 < e < 1
(orbite circolari sono un sottocaso delle orbite ellittiche con eccentricità
e = 0)
• Orbite paraboliche con eccentricità = 1
• Orbite iperboliche con eccentricità > 1
Ovviamente queste forme così particolari non derivano dal caso ma sono state
studiate e sono note fin dall’antichità, esse si ottengono dall’intersezione
di un cono con un piano, per questo vengono catalogate più precisamente come
sezioni coniche o semplicemente coniche.
Nel corso della storia moltissimi astronomi avevano intuito il filo comune che
lega i movimenti degli astri nell’universo ma la prima formulazione matematicamente
accettabile di questa parte della dinamica si deve a Isaac Newton
che, nella sua opera fondamentale Philosophiae Naturalis Principia Mathematica
pubblicata nel 1685, enunciò per primo la legge della gravitazione universale
e con essa riuscì a determinare la traiettoria seguita da due corpi soggetti
alla reciproca forza di gravità.
Le comete di corto periodo, medio periodo
e lungo periodo si muovono esclusivamente su orbite ellittiche,
la dimensione dell’orbita determina il tempo necessario a percorrerla e conseguentemente
anche l’appartenenza di un oggetto a una delle suddette tre classi. Mediamente
le comete a corto periodo possiedono periodi orbitali di massimo 20 anni, quelle
intermedie tra 20 e 200 anni e, infine, quelle a lungo periodo possiedono periodi
di oltre 200 anni. Tuttavia esistono diverse comete il cui periodo può arrivare
fino a svariate decine di milioni di anni, queste comete appartengono alla classe
delle cosiddette comete “non periodiche” poiché il tempo di percorrenza dell’orbita
è così lungo da far nutrire seri dubbi su un loro possibile ritorno.
Al contrario le comete che si muovono su orbite paraboliche o iperboliche, cioè
con eccentricità maggiore o uguale a 1, appartengono alla classe delle cosiddette
“comete nuove” in quanto non faranno mai più ritorno nel sistema
solare da cui verranno usciranno per viaggiare nello spazio profondo. Le comete
nuove sono statisticamente più rare rispetto alle altre classi di comete.
Tutte le orbite cometarie hanno una caratteristica comune: la presenza di un
punto più vicino al Sole chiamato perielio. Le comete periodiche
posseggono anche un punto, chiamato afelio, che rappresenta
l’estremo punto dell’orbita caratterizzato dalla massima distanza dal Sole.
Il perielio e l’afelio sono presenti implicitamente nelle orbite chiuse di tutti
i corpi dell’universo quali pianeti, asteroidi, ecc. Dal disegno presente in
alto si evince che l’orbita di una comete dovrebbe necessariamente intersecare
le orbite dei pianeti interni e transitare “dietro” al Sole ma ciò non è del
tutto corretto in quanto numerose comete posseggono un’orbita e di conseguenza
il proprio perielio in regioni che non si spingono oltre l’orbita di Giove o
più in generale oltre l’orbita dei pianeti “esterni”. Per quanto riguarda il
limite estremo possiamo dire che esso dipende fortemente del periodo della cometa:
le comete a corto periodo presentano un afelio che si spinge massimo fin all’orbita
di Giove, quelle intermedie possono arrivare a lambire le orbite dei pianeti
esterni ma anche oltre e infine, quelle a lungo periodo, possono spingersi fino
alla fascia di Edgeworth-Kuiper o addirittura fino ai bordi
della nube di Öpik-Oort.
Accurati studi hanno inoltre evidenziato un fatto assai curioso: le orbite delle
comete periodiche sono tutte mediamente concentrate su piani che hanno un’inclinazione
che si discosta pochissimo dal piano fondamentale di riferimento del Sistema
Solare (ossia il piano su cui giacciono le orbite dei pianeti). Al contrario
le comete nuove, cioè quelle che si muovono su orbite paraboliche o iperboliche,
presentano angolazioni del tutto casuali distribuite abbastanza uniformemente
sulla totalità dei possibili angoli.
Le orbite delle comete, data l’esigua massa di questi corpi, sono quelle
più soggette ad alterazioni nel tempo dovute alle cause più svariate. Uno dei
meccanismi più comuni che determina alterazioni o veri e propri sconvolgimenti
nelle orbite cometarie è l’incontro con un pianeta, un asteroide o comunque
un altro corpo con cui possa avvenire un’interazione di tipo gravitazionale.
Nel corso degli ultimi decenni, anche grazie all’utilizzo di moderni satelliti
per osservazioni scientifiche, sono stati osservati numerosi casi di alterazione
orbitale da parte dei pianeti gassosi. Il pianeta più “temuto” dalle comete
è sicuramente Giove, che con la sua enorme massa, riesce a influenzare le traiettorie
dei corpi che transitano anche a distanza considerevole. La sua enorme forza
gravitazionale è capace di modificare o in alcuni casi anche di sconvolgere
le orbite originarie. Tuttavia non è da trascurare neanche il contributo degli
altri giganti gassosi. Inoltre gli influssi gravitazionali possono anche influenzare
una cometa al punto tale da farla precipitare su un pianeta. Ne sa qualcosa
di ciò la cometa Shoemaker-Levy 9, che nel Luglio 1992 è stata
prima catturata dall'attrazione gravitazionale di Giove e successivamente spezzata
in più frammenti che, due anni dopo, si sono schiantati sul pianeta. Della fine
delle comete parleremo più ampiamente nell'apposita scheda.
Inoltre esistono forti indizi circa l’origine cometaria o asteroidale di alcune
delle principali lune di Giove, Saturno, Urano e Nettuno. Si pensa che alcune
comete e/o asteroidi siano stati catturati permanentemente dalle enormi forze
gravitazionali di questi pianeti andando a formare i complessi “sistemi lunari”
dei giganti gassosi.
Un altro meccanismo responsabile dell’alterazione del moto orbitale delle comete,
questa volta però in maniera sicuramente meno drastica, è quello che comunemente
viene definito effetto Yarkovsky, meglio noto come “effetto
razzo”. L’effetto Yarkovsky, dapprima ipotizzato e solo successivamente
osservato per la prima volta sull’asteroide 6489 Golevka, influenza
considerevolmente anche le comete. Esso consiste nella piccola spinta propulsiva
dovuta al rilascio repentino dei gas derivanti dalla sublimazione del ghiaccio
che vengono liberati velocità dell’ordine di qualche decina di m/s. A prima
vista questo effetto può sembrare trascurabile se paragonato alla velocità delle
comete (decine di km/s), tuttavia su percorsi di centinaia di miliardi di kilometri
ha un “peso” non indifferente. Per farsi un idea più precisa di questo effetto
il lettore può semplicemente immaginare i comuni vettori spaziali, meglio noti
come razzi, che, liberando grandi quantità di gas, fanno muovere i veicoli spaziali
nello spazio sfruttando il terzo principio della dinamica (o principio di azione
e reazione).
L’effetto razzo influenza le comete determinando l’anticipo o il posticipo nel
transito al perielio rispetto a quello misurato nel transito precedente. L’effetto
si manifesta tuttavia soltanto se il nucleo cometario è soggetto anche ad una
rotazione permanente. Analizziamo adesso i due casi possibili:
• se la rotazione del nucleo è concorde con il moto di rivoluzione
della cometa, l’effetto razzo spingerà il corpo in avanti sull'orbita, allargandola,
determinando un aumento del periodo; Questo comportamento fu osservato chiaramente
nel 1986 quando la cometa di Halley ha ritardato di 4.1 giorni
il passaggio al perielio su un periodo complessivo di circa 76 anni;
• se, al contrario, il nucleo ruota in direzione opposta rispetto al moto di
rivoluzione intorno al Sole, l'effetto razzo causerà una forza frenante che
spingerà la cometa verso l'interno dell'orbita, in direzione del Sole, con conseguente
diminuzione del periodo e anticipo del passaggio successivo; Questo comportamento
fu osservato chiaramente sulla cometa Encke che anticipò il
suo passaggio al perielio di 2 ore e 30 minuti su un periodo complessivo di
circa 3.3 anni.
Nel capitolo precedente abbiamo estesamente parlato delle alterazioni orbitali
che subiscono le comete quando interagiscono con le enormi forze gravitazionali
dei pianeti gassosi. Tuttavia abbiamo volutamente trascurato un argomento importante:
l’esistenza delle cosiddette “famiglie dinamiche cometari”. Nel corso di migliaia
e migliaia di anni le numerosissime comete che hanno interagito con i pianeti
gassosi, in particolare Giove, hanno subito un vero e proprio sconvolgimento
della propria orbita originaria. Si è notato tuttavia che questi sconvolgimenti
non sono casuali ma portano quasi sempre le comete su nuove orbite che possiedono,
sorprendentemente, valori molto simili di inclinazione e periodo. Sembra quasi
che i pianeti gassosi si comportino come dei veri e propri “pastori” che radunano
il “gregge” originario estremamente disordinato di comete in un “pascolo” molto
molto preciso.
Ciò porta alla creazione delle famiglie dinamiche di comete.
Le famiglie più famose che si conoscono sono: la famiglia delle comete
di Giove e la famiglia delle comete di Halley, tuttavia
ci sono forti indizi che fanno sospettare l’esistenza di piccole altre famiglie
legate agli altri tre giganti gassosi. Vediamone adesso brevemente i dettagli:
• famiglia di Giove – Possiede attualmente
353 membri (ma la lista è in continuo aggiornamento). Tutti gli oggetti possiedono
periodi orbitali inferiori a 20 anni e semiassi maggiori dell’orbita minori
o al massimo uguali al raggio medio dell’orbita di Giove. I loro piani orbitali
sono inclinati rispetto al piano fondamentale di riferimento (il piano su cui
giace il sistema solare) non più di (±) 40°. E’ opinione diffusa che tutte queste
comete erano originariamente oggetti della fascia di Edgeworth-Kuiper.
• famiglia di Halley – Possiede attualmente 51 membri. Tutti
gli oggetti possiedono periodi orbitali compresi tra 20 e 200 anni con semiassi
maggiori che possono arrivare anche ad intersecare le orbite dei pianeti esterni
o addirittura a lambire le fascia di Edgeworth-Kuiper. Quasi tutte le orbite
possiedono ampie inclinazioni sul piano fondamentale di riferimento. Si crede
che gli oggetti appartenenti a questa famiglia siano originari della nube di
Oort.
Alle famiglie dinamiche si aggiunge anche la famiglia delle cosiddette “sun-grazing comets”, che possiamo tradurre letteralmente come “comete che sfiorano il Sole”. Questa famiglia tuttavia non ha nulla a che vedere con l’interazione con i pianeti gassosi infatti essa raduna le comete particolarmente “temerarie”. La peculiarità di questi corpi consiste nello spingersi fino a soli 50.000 km di distanza dal Sole. Questa distanza è talmente esigua che numerosissime di esse sono state distrutte dalle potentissime radiazione e dagli enormi effetti gravitazionali del nostro astro. La prima cometa che ha evidenziato questo comportamento è stata osservata, tra il 1880 e il 1890, dall’astronomo tedesco Heinrich Kreutz (1854-1907). Egli ipotizzò che queste comete provenissero dalla frammentazione di una singola cometa originaria poiché la quasi totalità di esse presentava un periodo di circa 800 anni e la stessa inclinazione orbitale. Si pensa che la cometa originaria sia quella osservata dall’astronomo greco Eforo nel 372 a.C. che asseriva di “[…] averla vista spezzarsi in due […]” dopo aver oltrepassato il Sole. Al giorno d’oggi le comete appartenenti a questa famiglia sono anche chiamate “Kreutz sungrazers comets”. Scoprire queste comete è estremamente difficile in quanto, data l’estrema vicinanza al Sole del punto in cui si rendono visibili, sono sempre “affogate” nell’immenso bagliore solare. Per questo motivo il miglior scopritore di questi oggetti è la sonda SoHO (Solar Heliospheric Observatory) che è equipaggiata con strumenti appositi. In anni e anni di osservazioni la sonda SoHO ha scoperto migliaia di queste comete che si pensa possano far parte di una popolazione totale di circa 200.000 oggetti. Le comete appartenenti a questa famiglia sono inoltre molto piccole, ne sono state scoperte diverse di circa 10 m di diametro.

(nell’immagine qui sopra possiamo notare una classica cometa appartenente alla classe delle cosiddette "sun-grazing comets". L'immagine è stata ripresa dalla sonda SoHO. Le comete si rendono evidenti oscurando l'enorme bagliore solare con un disco fittizio applicato in fase di acquisizione dell'immagine)