Nella scheda precedente abbiamo già ampiamente discusso della struttura, delle tipologie e delle caratteristiche che contraddistinguono i meteoriti. Nelle righe seguenti ci proponiamo di analizzare più dettagliatamente le conseguenze di possibili impatti di corpi con dimensioni non indifferenti sulla superficie del nostro pianeta. Benché la stragrande maggioranza degli impatti avvenuti sulla Terra non hanno prodotto conseguenze rilevanti data l'esigua dimensione dei corpi impattanti, gli eventi che hanno prodotto devastazioni locali, regionali e planetarie sono più presenti di quanto si pensa. Tra gli innumerevoli crateri rinvenuti sulla superficie terreste, alcuni in buono stato di conservazione altri maggiormente erosi, ricordiamo alcuni tra i più grandi: Vredefort Dome, Sud Africa (10 km di diametro), Manicouagan Lake Crater, Canada (100 km di diametro), Sudbury Crater, Canada (62 km x 30 km) e Clearwater Lakes, Canada (in realtà due crateri adiacenti di 26 km e 36 km rispettivamente).

(nell'immagine A posiamo notare i Clearwater Lakes Craters, nell'immagine B il Manicouagan Lake Crater)
Di tutti i casi scientificamente documentati dagli studiosi ce ne sono
almeno tre che meritano particolare attenzione:
1) 65 milioni di anni di fa, America centrale, penisola dello
Yucatán, territorio che oggi corrisponde al golfo del Messico: un oggetto di
circa 10 chilometri di diametro impatta al suolo creando un cratere di almeno
400 chilometri di diametro; l’evento genera una catastrofe naturale di proporzioni
planetarie; si pensa che il suddetto evento denominato successivamente
Chicxulub (dal nome di una città Maya che sorgeva a ridosso
del golfo) abbia determinato l’estinzione di massa dei dinosauri e la fine del
periodo Cretaceo. Attorno al cratere, in tutto il golfo del Messico, si
sono trovati estesi giacimenti di “tectite”, un particolare tipo di vetro a
base di silicio che si forma soltanto in condizioni di estremo calore e di estrema
pressione (proprio le condizioni che si generano negli impatti meteorici al
suolo). Inoltre gli strati geologici rinvenuti in tutto il mondo corrispondenti
al periodo di 65 milioni di anni fa contengono una quantità abnorme di
Iridio,
un materiale molto raro sulla terra ma di cui gli asteroidi sono ricchissimi,
quest’ultima prova è un altro importante tassello a suffragio della teoria sulla
scomparsa dei dinosauri.

(ricostruzione tridimensionale computerizzata del fondo oceanico a ridosso del Golfo del Messico basata sui dati raccolti dai satelliti. Si nota distintamente la tipica struttura da impatto generata dal meteorite circa 65 milioni di anni fa)
2) 50.000 anni fa, America meridionale, territorio che oggi corrisponde allo stato dell’Arizona: un frammento di asteroide, di circa 300.000 tonnellate di peso e composizione chimica stimata di 92% ferro, 7% nichel, 0,5% cobalto, probabilmente non più grande di qualche decina di metri, impatta al suolo creando un cratere (quello che oggi si chiama Arizona Meteor Crater) largo oltre 1,2 km e profondo circa 180 m sprigionando un energia tale da causare terremoti e ricaduta di materiale incandescente a centinaia di chilometri di distanza.

(veduta aerea dell'Arizona Meteor Crater)
3) Giugno 1908, regione di Tunguska, Siberia, Russia settentrionale: un corpo di imprecisate dimensioni esplode nella bassa atmosfera poco prima di impattare radendo al suolo un’intera foresta che si estendeva su un’area di oltre 2000 chilometri quadrati. Non un solo albero viene risparmiato, il boato dell’esplosione viene udito fino alla capitale Mosca.
(l'enorme distesa di alberi rasi al suolo dal catastrofico evento di Tunguska del 1908)
Queste tre testimonianze storiche costituiscono soltanto la punta di un Iceberg che è riuscita ad influenzare in un certo qual modo l’opinione pubblica, ma i resti di altri impatti e le testimonianze storiche di altri eventi passati sono più presenti di quello che si pensa. Nei primi anni novanta il Congresso americano preoccupato per le conseguenze di un possibile impatto sulla terra, anche in concomitanza con la collisione della cometa P/Shoemaker-Levy 9 sulla superficie di Giove avvenuto nel 1994 che, lo ricordiamo, liberò un’energia pari a un milione di megaton (circa 10.000 volte la potenza delle bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki), commissionò alla NASA uno studio approfondito sui corpi “erranti” del sistema solare che potrebbero entrare in rotta di collisione col nostro pianeta. Questi oggetti sono chiamati in gergo tecnico NEO ossia Near-Earth Object (letteralmente “oggetti che passano vicino alla Terra”).