Nell’accezione comune il termine “meteorite” deriva dal termine meteora e
sta ad indicane in prima approssimazione quei corpi che, essendo sopravvissuti
all’impatto con l’atmosfera terrestre, sono riusciti a raggiungere la superficie
del nostro pianeta. Si deve al fisico tedesco Ernst Florens Friedrich
Chladni l’accertamento dell'origine extraterrestre di tali "rocce"
avvenuta, dopo lunghi studi, nel 1794.
I meteoriti, inoltre, sono di fondamentale importanza per lo studio del nostro
sistema solare poiché costituiscono testimonianze antichissime delle strutture
presenti nelle epoche più remote. La loro peculiarità risiede nel fatto che,
avendo vagato nello spazio interplanetario per milioni e milioni di anni, non
hanno subito modificazioni chimico-fisiche recenti, ossia sono “geologicamente
fermi” da moltissimo tempo. Tutto ciò conferisce ai meteoriti una ruolo cruciale:
quello di “fotografie istantanee” di epoche remote.
I meteoriti vengono classificati in base alla percentuale di silicati e di metalli contenuti secondo questa proporzioni:

• Areoliti: sono in prevalenza pietrose,
costituiscono il 92% delle meteoriti e si possono dividere in Condriti
ed Acondriti, a seconda della presenza o meno di piccole sfere
chiamate condrule.
• Sideroliti: sono l'1.2% e sono costituite al 50% di metalli
ed al 50% di silicati.
• Sideriti: sono il restante 6.8% e contengono prevalentemente
Ferro, Nichel, Germanio e Gallio.
Le Areoliti si suddividono in Condriti e Acondriti, procediamo adesso distinguendo i singoli casi:
Appartengono a questa famiglia più dell’86% di tutte le meteoriti rocciose
e possono contenere dall’ 1% del volume sino al 70% di condrule.
Le condrule sono piccolissime sferule metalliche (simili ai pallini contenuti
nei proiettili) che si formano per repentino raffreddamento di materiali fusi,
principalmente Pirosseni e Olivina. L’età
media delle condriti si aggira approssimativamente intorno a 4.6 miliardi di
anni, per questo esse costituiscono una delle più antiche testimonianze di cui
oggi siamo in possesso.
Le condriti sono le meteoriti che hanno subito meno alterazioni nel tempo, infatti
in genere quando un miscuglio di metalli subisce un forte riscaldamento si formano
dei nuovi composti, nelle condriti ciò non è successo: in esse convivono minerali
che si formano ad alta e a bassa temperatura; questo significa che esse costituiscono
il miglior esempio, di cui siamo in possesso, di materiale molto prossimo alla
composizione che doveva possedere (circa 4,5 miliardi di anni fa) il disco protoplanetario
da cui nacque il Sistema Solare.
Oltre il 96% delle condriti vengono denominate condriti ordinarie, il restante
4% appartiene alla cosiddette condriti carbonacee contenenti ingenti quantità
di carbonio.

(sezione del meteorite Plainview classificato come condrite ordinaria, i numerosi frammenti circolari che si intravvedono sono le condrule. Se lo desideri puoi visionare l'ingrandimento ad alta risoluzione di quest'immagine cliccando qui)
Le condriti ordinarie si possono dividere nelle seguenti classi a seconda
del contenuto di elementi metallici in peso: H (high), L (low) e LL (low-low),
a cui si aggiungo le classi E (enstatiti) e C (condriti carbonacee). Tuttavia
esistono numerose rare classi dovute principalmente all’esiguità dei campioni
rilevati e alle peculiarità del materiale stesso: R (rumurutiti), K (kakangariti)
e F (forsteriti).
Le condriti carbonacee, o condriti C contengono molta più acqua delle altre,
fino al 22% del peso totale, e più sostanze volatili di quelle ordinarie, inoltre
contengono rilevanti tracce di materiale organico, in particolare amminoacidi
semplici. Gli amminoacidi trovati nelle meteoriti sono di vari tipi, una parte
di essi sono gli stessi che formano tutti gli esseri viventi sulla Terra: tutti
gli amminoacidi contenuti nelle condriti carbonacee sono metà levogiri e metà
destrogiri, questo dimostra la loro origine chimica in quanto gli amminoacidi
di tutte le forme viventi terrestre sono esclusivamente levogiri.
Tra gli esempi più significativi troviamo il meteorite Murchison,
caduto nel 1969 a 130 km a nord di Melburne (Australia) in 700 frammenti in
cui sono stati trovati 92 tipi di amminoacidi (73 diversi da quelli presenti
sulla Terra), cosa che conferma l'origine extraterrestre dei meteoriti. Successive
analisi su campioni di nuclei cometari hanno rilevato numerose similitudini.

(frammento del meteorite Murchison classificato come condrite carbonacea)
Non a caso la composizione isotopica delle condriti carbonacee presenta una
straordinaria coincidenza con quella solare a sua volta dedotta da accurate
analisi spettrali.
Sono noti 7 tipi di condriti carbonacee, dall'iniziale del luogo dove è stato
trovato il prototipo della classe:
• CI (Ivuna, Tanzania, 1938), condrule assenti, la composizione chimica tuttavia
è simile a quella delle altre condriti.
• CM (Mighei, Ucraina, 1889), elevata presenza di acqua.
• CV (Vigarano, Ferrara, 1910), abnorme dimensione delle condrule.
• CO (Ornans in Doubs, Francia, 1868), presenza di condrule costituite da Calcio-Allumino.
• CR (Renazzo, Ferrara, 1824), elevata quantità di Fe-Ni, prima condrite in
cui furono rinvenuti amminoacidi semplici.
• CK (Karoonda, Sud Australia, 1930), scarsissima presenza di acqua.
• CH (Allan Hills, Antartide), riscontrata grande varietà di metalli.
Qualche ipotesi può tuttavia essere formulata anche nell’ambito della formazione
del nostro pianeta: alcune condriti rinvenute sulla Terra, denominate “EC”,
sono ricche di enstatite, un materiale molto antico che si ritiene possa presentare
una composizione mineralogica e un’età quasi totalmente coincidente con quelle
relative alla formazione terrestre.
Il corpo roccioso più antico rinvenuto sulla Terra (4.56 miliardi di anni) è
costituito da una condrite carbonacea (CV) ritrovata vicino al villaggio di
Allende, Messico, nel febbraio 1969.

(sezione di un frammento del meteorite Allende classificato come condrite carbonacea)
Le condriti e più in generale tutte le meteoriti sono altresì interessanti perché conservano la "registrazione" del bombardamento dei raggi cosmici subito durante la permanenza negli spazi interplanetari. Dalle analisi effettuate risulta che negli ultimi 5000 anni il flusso medio dei raggi cosmici si è mantenuto costante entro il 10%, al contrario negli ultimi 4 miliardi di anni esso è diminuito dimezzandosi quasi.
Le Acondriti costituiscono il rimanente 8% delle Aeroliti, sono composti da minerali tipici della crosta di corpi differenziati (come la Terra) provenendo da materiali che hanno subito un'intensa evoluzione termica. Contengono principalmente Plagioclasi, Olivina e Pirosseni a cui si aggiungono numerosi altri composti. Molte acondriti sono chimicamente simili ai basalti terrestri. Il loro nome deriva dalla pressoché totale assenza delle classiche Condrule. Si pensa che la stragrande maggioranza delle acondriti provenga da frammenti di asteroidi, in particolare Vesta, tuttavia sappiamo con certezza che alcuni di essi provengono da Marte e dalla Luna. Da Marte proviene anche la famosa meteorite ALH84001, divenuta celebre per il ritrovamento di presunti batteri fossili. Tra i casi estremi ricordiamo il meteorite denominato NWA011 che si pensa possa provenire da Mercurio.

(la meteorite marziana ALH84001)
Tramite lo studio della composizione isotopica le acondriti possono essere raggruppate in grandi associazioni, tra le più importanti citiamo le HED (costituite da Howarditi, Eucriditi e Diogeniti) o le SNC (costtituite da Shergottiti, Nakhliti e Chassignite). Esistono importanti indizi che associano le HED alla composizione dell’asteroide Vesta. Esistono inoltre alcune acondriti dette “primitive” che presentano una gran varietà mineralogica derivata da differenti processi di differenziazione e accrescimento, tra le principali citiamo: Acapulcoiti, Lodraniti, Brachiniti, Winonaiti, e Ureiliti.
Anche dette mesosideroliti, presentano una struttura non uniforme, che indica la presenza di numerosi collisioni successive alla formazione che le hanno arricchite di differenti tipi di materiale, perlopiù originatisi da diversi processi di accrescimento. Sono molto rare, infatti costituiscono solo 1% di tutte le meteoriti conosciute. L’esemplare-prototipo di questa famiglia è stato rinvenuto, nel 1861, nel deserto di Atacama, Cile, presso la località denominata “Vaca Muerta”.

(particolare ad alto ingrandimento delle strutture presenti nella siderolite Vaca Muerta)
Costituiscono il 6.8% circa di tutte le meteoriti rinvenute. Sono anche dette
meteoriti ferrose (dal greco “sideros”). Sono composte da materiali altamente
differenziati, probabilmente creati da fenomeni di fusione nei corpi progenitori.
La Kamacite e la Taenite sono i due composit
che costituiscono la gran parte delle sideriti, esse sono leghe di ferro-nichel
distinte solamente dalla percentuale di nichel nel miscuglio: kamacite dal 4
al 7.5%, taenite dal 27 al 65%. Queste leghe tendono a formare piccoli cristalli
che possiedono una elevata riflettività.
Sulla superficie di molte sideriti sono ben visibili delle cavità, chiamate
regmaglipti, prodotte da vortici di aria durante l'attraversamento
dell'atmosfera che riescono a scavare la roccia facilitati dalle alte temperature
dovute allo shock termico.

(le tipiche cavità superficiali chiamate regmaglipti)
Per catalogare le sideriti gli studiosi utilizzano due diverse classificazioni:
La classificazione “chimica” si basa sui rapporti riscontrati nel campione di
metalli quali nichel/gallio e germanio/iridio; raggruppa le circa 600 meteoriti
ferrose conosciute in 13 gruppi chimici. Le meteoriti che non ricadono in nessuno
di questi gruppi sono dette “anomale”. La classificazione “strutturale” considera
i cambiamenti dei rapporti di due leghe di ferro e nichel, la kamacite e la
taenite, che costituiscono oltre il 90% della composizione delle meteoriti ferrose:
nel corpo progenitore la teanite pura si ha quando la temperatura è elevata,
la kamacite comincia a formarsi progressivamente durante il raffreddamento.

(la bellissima ottaedrite denominata Rancho Gomelia, dalla sezione si evidenziano nitidissime figure di Widmanstätten)
Dalla sezione di alcune sideriti gli studiosi hanno scoperto la presenza di appariscenti strutture a lamelle parallele, dette figure di Widmanstätten, che riproducono i reticoli cristallini della kamacite e della taenite; La presenza e la disposizione di queste figure ha permesso la suddivisione delle sideriti in tre sottocategorie:
• Esaedriti: interamente costituite da cristalli di kamacite (oltre il 92% della massa del meteorite). La kamacite delle esaedriti contiene meno del 6% di nichel, la parte rimanente è ferro. Hanno le lamelle disposte secondo le facce di un esaedro, quindi mancano le figure di Widmanstätten; alle volte sono presenti delle sottili linee parallele, dette linee di Neumann, probabilmente formatesi in seguito ad un violento impatto del corpo progenitore o nell'urto della meteorite con il suolo terrestre.
• Ottaedriti: contengono sia kamacite che taenite, (nichel
fra il 6% e il 17%), sono presenti le figure di Widmanstätten con le lamelle
disposte secondo le facce di un ottaedro: dal loro spessore e dalla distribuzione
del contenuto di nichel si può risalire al ritmo di raffreddamento e alla profondià
nel corpo progenitore a cui si sono formate.
• Atassiti: sono costituite quasi interamente da taenite: contengono
più del 17% di nichel; le figure di Widmanstätten sono molto sottili e visibili
solo al microscopio, da ciò deriva il nome “atassite” (dal greco letteralmente
“senza struttura”). Le atassiti sono estremamente rare, a questa categoria appartiene
la meteorite di maggior massa finora rinvenuta: Hoba West di
60 tonnellate rinvenuta nel 1920 vicino Grootfontein, Namibia.
Come si evince dalle caratteristiche dei diversi campioni riportati in questa
pagina i luoghi di ritrovamento dei meteoriti sono sparsi praticamente ovunque
su tutta la superficie terrestre, in maniera uniforme nei cinque continenti.
C’è inoltre da sottolineare un fatto rilevante: le meteoriti sin’ora ritrovate
costituiscono soltanto una piccola porzione di quelle cadute sulla Terra nel
corso di migliaia di anni poiché molte di esse sono cadute in luoghi inaccessibili
della Terra, senza contare tutte quelle “scomparse” perché cadute negli oceani
che rappresentano la gran parte della superficie del nostro pianeta. A tutte
queste si aggiungono ovviamente quelle che ancora aspettano di essere scoperte.
Nonostante ciò i migliori esemplari rinvenuti sulla Terra provengono dalle zone
polari, infatti, questi frammenti rocciosi di colorazione molto scura sono facilmente
individuabili sulle superfici ghiacciate a causa delle differenze nella colorazione.
Tuttavia l’importanza scientifica di questi campioni è fondamentale al punto
che, ogni anno, i principali enti spaziali come NASA ed ESA organizzano vere
e proprie spedizioni di cacciatori di meteoriti nelle zone limitrofe alle due
calotte polari.
Some images are courtesy of ASU