Un po' di storia


La radioastronomia nacque “accidentalmente” nel dicembre del 1931, per opera di Karl G. Jansky, un ingegnere statunitense dei Bell Telephone Laboratories (un'altra scoperta accidentale fu quella di Wilson e Penzias sulla radiazione fossile a microonde, anche loro svolgevano un lavoro per la Bell). Jansky era deputato allo studio del rumore che irrogava le radiocomunicazione transoceaniche sotto il coordinamento di Friis (a cui si deve “l’equazione di Friis della trasmissione” che consente il calcolo dell’accoppiamento tra due antenna in maniera semplificata). Per determinare questo problema costruì un’antenna rudimentale con la quale stabilì inizialmente che i disturbi erano da attribuire ai fulmini, ma dall’altoparlante collegato alla stessa sentì anche un sibilo che ad una prima approssimazione conferì al sole. Solo dopo due anni di ricerca e studio del fenomeno, comprese che il segnale non proveniva dal sole, ma dal centro della via lattea, poiché precise misure dimostrarono che la periodicità del segnale era di 23 ore e 56 minuti e non 24 ore, proprio come il periodo di rotazione della terra. Grazie a questa scoperta inizio l’era della radioastronomia. Ciò nonostante, la scoperta di Jansky, inizialmente fu quasi ignorata, solo il New York Times ne parlò. Il disinteresse era implicato dal fatto che lo stesso Jansky non era in grado di una precisa individuazione del fenomeno di disturbo, ma poteva solo limitarsi a verificare che vi era un emissione di onde radio, senza poter dare forma ad un immagine della radiosorgente.


Karl Jansky


Gli studi di Jansky vennero ripresi da un altro ingegnere nonché radioamatore, Grote Reber, il quale si dotò di un riflettore parabolico di 9,5 m, che lavorava alla frequenza di 160 MHz, equipaggiato al meglio che permetteva l’ingegneria elettrica dell’epoca. Reber in questa maniera fu in grado di ricavare nel 1944 la prima radio mappa della via lattea, inoltre lo strumento aveva un’altra peculiarità, ovvero di misurare la “brillanza” degli oggetti osservati, che facevano di questo un vero e proprio radiometro. La ricerca in questo settore andò avanti per anni finanziata dalle più grandi potenze mondiali per scopi di natura bellica. Un salto di qualità si fece sempre nel 1944 grazie all’ipotesi dell’astronomo Hendrick Van de Hulst, il quale suggerì di studiare la lunghezza d’onda di 21 cm (idrogeno 1.420 Mhz). Grazie a questa idea si fecero passi da gigante nello studio dei moti delle galassie. Da quel momento la radioastronomia fece passi da gigante, infatti oggi è un campo di ricerca che si può definire allo stato dell’arte, grazie allo sviluppo dell’elettronica, telecomunicazioni, informatica e di varie tecniche come l’interferometria ecc.

In figura viene mostrato lo spettro rilevato da Jansky:


Spettro registrazione centro galattico nel Sagittario effettuata da Karl Jansky



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