L’evoluzione di una stella di grande massa è molto diversa dal caso precedentemente
analizzato in primo luogo perché essa riesce a portare a termine tutti i cicli
di fusione e in secondo luogo perché le strutture che vengono create dopo l’esplosione
sono molto diverse dalle Nane Bianche. Quando una stella di grande massa, durante
il ciclo di fusione PP, esaurisce tutto l’idrogeno comincia a bruciare l’elio-4
appena prodotto in elementi più pesanti poiché riesce a sviluppare temperature
nel nucleo superiori a 13-14 milioni di gradi kelvin. Una stella di grande massa
si comporta esattamente come una di piccola massa ossia quando si innesca la
reazione che brucia l’elio-4 la stella abbandona la sequenza principale per
avviarsi verso la fase di gigante rossa.
Ammettiamo di avere una stella molto massiccia, ad esempio una di classe O di
almeno 15 masse solari, che riuscirà a bruciare tutti gli elementi fino al ferro-56
che rappresenta la meta invalicabile dei processi di fusione. Riassumiamo brevemente
tutti i cicli di fusione precedentemente affrontati nell’apposita sezione:
idrogeno → elio-4 → carbonio-12 → ossigeno-16 → neon-20 → magnesio-24
→ silicio-28 → ferro-56. Analizziamo adesso come avvengono i vari cicli
di fusione. Riprendiamo il concetto precedentemente analizzato nelle stelle
di bassa massa: quando l’idrogeno presente nel nucleo si esaurisce la reazione
di fusione PP si sposta negli involucri concentrici subito adiacenti al nucleo
collassato composto di elio-4. Nelle stelle di bassa massa questo nucleo collassato
non riusciva ad avviare la fusione dell’elio in quanto non disponeva della necessaria
temperatura, invece, nelle stelle di grande massa ciò avviene. Il nuovo ciclo
procede fino a quando tutto l’elio-4 viene riconvertito in carbonio-12. Nel
momento in cui anche l’elio-4 si esaurisce il nucleo comincia a bruciare il
carbonio-12, nel contempo l’involucro che circondava il nucleo termina l’idrogeno
e comincia a brucare l’elio. Il nuovo ciclo PP che brucia l’idrogeno si sposta
nel terzo involucro adiacente al secondo e le reazioni procedono. Questo meccanismo
viene iterato fino a quando nel nucleo si giunge alla fusione del ferro-56 e
nell’involucro più esterno brucia ancora idrogeno. Per visualizzare il tutto
concentriamoci sul disegno sottostante:

Il nucleo della stella è stato ingrandito per mostrare meglio cosa avviene al suo interno. Possiamo notare che nel momento in cui si arriva alla fusione del ferro-56 sono attivi ben sette processi di fusione nei sette strati concentrici che circondano il nucleo. In realtà la fusione del ferro-56 non inizia neanche perché questo tipo di fusione è di tipo endotermico ossia richiede ulteriore apporto di energia invece di liberarla. La stella non potendo fornire quest’ulteriore energia al nucleo tenta di liberarla facendo collassare ancora di più il nucleo. Questo tentativo scatena un’esplosione di immani dimensioni che pone fine al ciclo vitale della stella.

Dal momento in cui la stella abbandona la sequenza principale fino a quando
esplode percorre un cammino molto irregolare che è rappresentato con la curva
blu nel disegno soprastante. Appare chiaro che nelle fasi finali la stella è
molto instabile così come era successo per una stella di piccola massa, infatti
essa subisce importanti variazioni di luminosità e temperatura. Queste fluttuazioni
sono dovute all’espansione e alla compressione degli strati più esterni determinati
dalle variazioni di temperature e pressione di radiazione come già illustrato
per le stelle di piccola massa.
Nel momento in cui una stella di grande massa esplode si trasforma in supernova.
Una supernova è un’esplosione stellare che pone fine al ciclo
vitale di una stella risplendendo in tutto l’universo con intensità pari a centinaia
di milioni di volte quella del Sole. L’immensa energia che si libera sotto forma
di luminosità si rende visibile per qualche mese. Le supernove sono così luminose
che possono essere osservate come bagliori eccezionali anche nelle altre galassie,
che in generale sono molto distanti dalla nostra. L’ultima grande esplosione
osservata da Terra (anche dagli astrofili con strumenti amatoriali) si è verificata
nel 1987 con l’oggetto denominato SN1987A.

Dalla foto qui sopra possiamo farci un’idea dell’immensa quantità di energia
liberata. La luminosità è tale da surclassare quella delle stelle vicine. In
generale i prodotti delle esplosioni delle supernove sono costituiti da
Buchi Neri o Stelle di Neutroni. Il parametro
fondamentale che determina il prodotto dell’esplosione è ovviamente la massa
della stella originaria. Se la stella originaria possedeva una massa compresa
tra 3 e 15 masse solari verrà, con molta probabilità, completamente distrutta
dall’immane esplosione e non lascerà resti; se invece la stella originaria possedeva
una massa superiore alle 15 masse solari genererà con molta probabilità un buco
nero. La minima massa “permessa” per un buco nero vale circa 3 masse solari.
Questo spiega il perché nell’universo sono stati individuati solo una decina
di possibili buchi neri, un numero esiguo poiché la stragrande maggioranza delle
stelle presenti nel cosmo possiedono masse inferiori a quella del Sole.
Durante le esplosioni delle supernove gli strati più esterni della stella vengono
espulsi a centinaia di km al secondo, inoltre, viene liberata una quantità di
neutrini enorme. Per questo motivo negli ultimi anni la comunità scientifica
internazionale si è concentrata sul problema dei neutrini producendo e costruendo
vari strumenti di rivelazione e molti esperimenti volti a indagare la natura
di queste particelle molto sfuggenti.