Tutte le stelle si formano per collasso gravitazionale della nube di polvere
e gas che originariamente occupava la porzione di spazio destinata ad ospitare
la "protostella" e forse anche un sistema planetario.
I meccanismi di collasso delle nubi che generano le stelle sono determinati
da due fattori contrapposti che entrano in gioco cercando di prevalere l’uno
sull’altro: l’energia potenziale gravitazionale e l’energia cinetica.
Se l’energia potenziale gravitazionale (G) prevale sull’energia cinetica (K)
si avrà il collasso e la successiva formazione di una protostella, se esso non
avviene la nube di gas continuerà a disperdersi inesorabilmente nell’universo.
Quindi:
G > K → C'è Collasso
G < K → Non c’è collasso
Esprimendo questi termini in una forma algebricamente accettabile otteniamo:
Dove G è la costante di gravitazione universale, M è la massa della nube, R è il raggio della nube e V è la velocità media delle particelle che compongono la nube. Esplicitando adesso la relazione che ci fornisce la condizione del collasso in termini di massa otteniamo:
Da essa deduciamo che una nube per collassare deve possedere un massa maggiore
del valore determinato dal secondo membro dell’espressione.
Questa relazione è stata successivamente sviluppata dall’astronomo americano
Jeans che ricavò una forma molto più complessa influenzata
da vari parametri aggiuntivi. Spesso nella letteratura astronomica si incontrano
le relazioni di Jeans espresse in Mj o Rj (rispettivamente
la massa e il raggio di Jeans). Esse funzionano
nello stesso e identico modo: una nube collassa se la sua massa è superiore
a Mj o se il suo raggio è superiore a Rj . Nel merito
citiamo la relazione operante in termini di massa:
Dove T è la temperatura media della nube e n è la densità media di atomi
per centimetro cubo, il tutto è espresso in multipli di masse solari.
Anche se le relazioni sopra riportate sono corrette e accettate entro un’ampia
approssimazione la situazione reale è molto più complessa, infatti una nube
di gas e polvere è influenzata anche dalla presenza di campi magnetici e moti
turbolenti del gas da cui è costituita. In questo caso l’energia potenziale
gravitazionale dovrà essere ancora più forte poiché dovrà prevalere sui contributi
aggiuntivi appena citati.
Possiamo affermare che una nube collassa quando la sua massa supera valori critici
maggiori di “x” Msole (“x” volte la massa del Sole) ma questo valore
x è estremamente variabile e fortemente influenzato dalla composizione chimico-fisica
della nube. Valori molto variabili per la x vanno da centinaia di Msole
fino a migliaia di Msole.
La prima struttura grezza che si forma dopo la fase di collasso presenta quella
che viene definita una “protostella” circondata da un disco di accrescimento
(che in futuro genererà i pianeti) composta principalmente da materiali più
pesanti e dal gas rimanente derivato dagli strati più esterni della nube che
non è stato catturato dalla protostella . Questo gas successivamente formerà,
con molta probabilità, i pianeti gassosi, così come è avvenuto nel nostro Sistema
Solare.

In questo disegno possiamo notare le principali fasi di collasso di una nube:
A) la nube è distribuita casualmente nello spazio;
B) si forma un disco di accrescimento intorno a un “bulge” (ingrossamento) che contiene la futura stella;
C) la stella quasi totalmente formata è circondata dai protopianeti in fase di accrescimento;
D) si accendono le reazioni nucleari e la stella comincia il suo ciclo vitale, i pianeti hanno concluso il loro ciclo di formazione.
A livello puramente teorico le masse che le stelle possono raggiungere vanno
da 100 masse solari fino a 0.08 masse solari. Questi valori estremi sono molto
incerti e sono ricavati soltanto per via teorica studiando le condizioni di
stabilità delle stelle. Nella realtà le stelle più grandi che sono state osservate
si aggirano intorno alle 60 masse solari.
Bisogna precisare che i processi di formazione planetaria che si sono verificati
nel Sistema Solare sono molto comuni nell’universo e quindi non sono da considerarsi
una prerogativa esclusiva del nostro Sistema; è doveroso precisare questo concetto
poiché esso è spesso affetto da preconcetti, assolutamente errati, di natura
religiosa e/o filosofica. Quindi è assolutamente non irragionevole pensare che
possano esistere altri pianeti in grado di ospitare la vita. Ovviamente essi
dovrebbero soddisfare numerosi requisiti ma si stima che nell’universo esistano
almeno 70.000 miliardi di miliardi di stelle (7 × 1022), quindi le
probabilità non sono trascurabili. Basta pensare che a tutt’oggi sono già stati
individuati oltre 200 pianeti di tipo gioviano orbitanti intorno alle rispettive
stelle. Molto presto sarà possibile individuare anche i pianeti di massa paragonabile
a quella terrestre.
Durante la fase del collasso gravitazionale una nube di gas e polvere raccoglie
energia e velocità. Questa energia convertendosi in calore fa incrementare enormemente
la temperatura del nucleo della protostella.
Nei primissimi istanti della formazione la protostella è “trasparente” alla
radiazione da essa stessa prodotta, ossia viene attraversata dalla radiazione
perché la densità dei suoi strati è ancora bassa. In questa fase l’enorme calore
prodotto negli strati più vicini al nucleo può essere irradiato nello spazio.
Quando la densità aumenta gli strati più esterni diventano “opachi” alla radiazione
cominciando a trattenerla in modo tale da incrementare enormemente la temperatura
del nucleo. Il processo va avanti fino a quando il nucleo raggiunge densità
e temperature tali da innescare le reazioni di fusione termonucleare. La temperatura
necessaria per innescare il ciclo PP (protone-protone) si aggira intorno ai
14-15 milioni di gradi Kelvin.
Da questo momento in poi la stella può essere collocata nel diagramma HR e riuscirà
ad alimentare i suoi processi vitali per un tempo strettamente legato alla sua
massa (tutte le considerazioni sulle fasi vitali sono contenute nella sezione
"Diagramma di Hertzprung-Russell").
Le stelle non si trovano distribuite casualmente nell’universo ma tendono ad
addensarsi in strutture molto più grandi che ne contengono mediamente centinaia
di miliardi. Queste strutture enormi sono le galassie che a loro volta contengono
altri piccoli aggregati di stelle che prendono il nome di ammassi. In particolare
gli amassi globulari non sono propriamente contenuti nelle galassie ma si trovano
nell’alone che contiene la galassia. Tutte le stelle sono divise in due gruppi
fondamentali che sono denominati Popolazione I e Popolazione II, vediamone adesso
le caratteristiche:
Popolazione I – Le stelle appartenenti a questa classe sono generalmente stelle giovani che si trovano nella regione del disco galattico, ossia nei bracci.
Popolazione II – le stelle appartenenti a questa classe sono in genere stelle vecchie che si apprestano a terminare il loro ciclo vitale, si trovano principalmente nel “bulge” (ingrossamento denso al centro delle galassie) e negli ammassi globulari.
E’ stata anche ipotizzata l’esistenza di una terza popolazione, la Popolazione III, a cui apparterrebbero le stelle che si sono formate qualche centinaio di milioni di anni dopo il Big Bang e che ovviamente hanno già terminato i loro cicli vitali da tempo. La Popolazione III è tuttavia una costruzione teorica, nessuna stella esistente oggi potrebbe appartenere a questa terza classe.