I prismi vengono adoperati nel momento in cui si vuole deviare il fascio ottico catturato dal telescopio in prossimità dell’uscita del focheggiatore. Lo spazio percorso dalla luce all’interno di questi corrisponde alla lunghezza delle ipotenuse. La deviazione è regolata mediante la seguente equazione:
θ = S1 + S2 - A
I cui fattori sono rispettivamente:
S1 = angolo d’incidenza della prima superficie;
S2 = angolo d’incidenza della seconda superficie;
A = angolo del vertice del prisma.
Un accessorio di tal genere, viene applicato al telescopio quando si conducono
osservazioni in cui la posizione dello strumento risulta scomoda per l’osservatore,
ovvero quando si osservano oggetti in prossimità dello zenit. Il prisma più
adoperato (a volte dato in dotazione con il telescopio), è quello a 90°, detto
anche diagonale. Naturalmente esistono diversi prismi che deviano il fascio
di luce con diversi valori di Ө. Comunemente i materiali adottati per creare
i diagonali sono il porro o vetro borosilicato. Alcuni dei prismi in porro vengono
realizzati con Ө = 45° per impiegare il telescopio in osservazioni terrestri.
Un esempio è mostrato in figura:

I diaframmi vengono impiegati fondamentalmente per ridurre paradossalmente
la luminosità di uno strumento o per aumentarne la profondità. I maggiori osservatori,
sono in contrasto tra di loro in quanto alcuni sono favorevoli all’uso dei diaframmi
ed altri no. Il motivo è dettato dal migliore rendimento dello studio delle
stelle doppie, tuttavia questo discorso non può essere applicato ad i pianeti.
In oltre quando il seeing non è buono, si guadagna in bontà.
Questi vantaggi vengono riscontrati nella maggior parte dei casi nei rifrattori
riducendo la turbolenza interna. Per quanto concerne i riflettori, il diaframma
ne aumenta il campo corretto. Il diaframma per inciso, è applicato sull’obiettivo
del telescopio.
Un esempio è mostrato in figura:
